La scivolosità, quella sconosciuta

Le cadute in piano vengono spesso sottovalutate, non solo da datori di lavoro e dirigenti ma, dagli stessi lavoratori, che frequentemente attribuiscono l’infortunio alla propria disattenzione.

Le cause che stanno alla base di molti infortuni di questo tipo possono invece dipendere da:

  • ambienti di vita e lavoro con superfici non sicure, come ad esempio un pavimento scivoloso
  • procedure non idonee
  • comportamenti imprudenti

Si tratta in ogni caso di aspetti risolvibili con interventi anche molto semplici.

Un rischio che riguarda tutti. E anche una questione di civiltà

Può capitare a chiunque di scivolare, inciampare e cadere indipendentemente dall’età, dal contesto in cui si trova e dallo stato di salute.

Lo scivolamento si verifica quando il coefficiente di aderenza tra la persona e il pavimento diminuisce improvvisamente e le gambe cominciano a muoversi più velocemente rispetto alla parte alta del corpo.

Un pavimento scivoloso, in particolar modo quando bagnato,  è potenziale causa di infortuni, anche gravi, sia in ambito civile che negli ambienti di lavoro.

Ma c’è di più… un pavimento scivoloso è anche una barriera architettonica nel momento in cui rende difficile o impedisce del tutto la normale deambulazione alla persona con handicap fisici momentanei o permanenti.

Rendere le pavimentazioni antisdrucciolo, soprattutto nei luoghi pubblici e di lavoro,  deve essere parte di una strategia di prevenzione dei rischi ed è al contempo un segno di civiltà ed attenzione verso gli altri.

Cosa dicono le statistiche europee

Recenti studi realizzati a livello europeo mostrano come gli scivolamenti e le cadute nei luoghi di lavoro rappresentino la causa del maggior numero di infortuni in tutti i settori lavorativi, terziario compreso.
Secondo tali stime l’incidenza percentuale è del 24% sugli eventi infortunistici. Equivale a dire che un infortunio su quattro in ambito lavorativo deriva da scivolamenti o inciampi.

Non solo questi infortuni sono molto frequenti ma risultano essere tra i motivi principali delle assenze dal lavoro superiori ai trenta giorni.

E’ una situazione che interessa tanto le grandi aziende come le piccole e medie imprese e che tocca tutti i settori lavorativi, compreso il lavoro d’ufficio.

Un problema di vasta portata, dunque.

Lo dimostra anche il fatto che  nel 2014 lo SLIC – Comitato europeo degli Alti Responsabili degli Ispettorati del Lavoro ha promosso una campagna per la prevenzione di infortuni dovuti al rischio di inciampare e di scivolare su pavimento scivoloso.

I dati sulla scivolosità in italia

Guardando allo stivale, la situazione non cambia.

Dati Inail sugli infortuni al lavoro denunciati dalle aziende parlano di 37.776 episodi di caduta in piano  in Italia nel 2009, rappresentano la seconda causa di inabilità tempora­nea e la prima di inabilità permanente, con valori medi di as­senza dal lavoro e di indennizzo tra i più elevati in assoluto.

Nel 2016 lo studio “Valutare il rischio di caduta in piano” – curato da LeAS con Inail direzione regionale Campania – ha stimato che il problema scivolosità causa la perdita di 2 milioni di giornate lavorative e incide ogni anno in termini di costi diretti e indiretti per 370 milioni di euro l’anno.

I dati evidenziano che il problema non riguarda soltanto i settori dell’industria pesante ma si estende anche al terziario, ambito nel quale è ampiamente sottostimato se non spesso del tutto incon­trollato.

 



Pavimenti scivolosi in casa

Un altro capitolo, non meno preoccupante, è quello del rischio superfici scivolose negli ambienti domestici.

Il casellario statistico Inail, nel quadro generale degli infortuni da assicurazione facoltativa, dedica una voce specifica al fenomeno degli episodi di scivolamento esaminandoli quindi in modo disaggregato da inciampi e altre possibili cause di caduta in piano.

Emerge così che nel 2014 sono stati denunciati 4.355 infortuni da scivolamento tra le mura di casa.

In definitiva, la scivolosità si attesta essere la terza causa più frequente di infortunio.

 

Resistenza alla scivolamento: cos’è e come si misura

Molto si può fare e va fatto per contrastare un fenomeno dai contorni allarmanti e dai costi sociali tutt’altro che irrilevanti.
I fronti riguardano principalmente

  1. l’informazione e l’educazione
  2. l’adozione di comportamenti corretti
  3. l’adeguamento delle condizioni dei luoghi di lavoro, ma anche di vita e di svago.

Un punto, quest’ultimo, dove l’aspetto cruciale è giocato dalla resistenza allo scivolamento delle superfici: requisito fondamentale perché un pavimento scivoloso possa essere messo a norma, garantendo la massima sicurezza degli utilizzatori e prevenendo potenziali infortuni.

Il concetto fatto semplice è questo: nella maggior parte dei casi la caduta sullo stesso livello è riconducibile a una inadeguata interazione tra la superficie del pavimento e la superficie della suola della scarpa (o del piede) che scivola.

La grandezza che esprime la resistenza allo scivolamento è il coefficiente di attrito: quanto più alto è questo, tanto minore è la scivolosità.
Esistono più metodi per misurare il coefficiente d’attrito delle pavimentazioni: le metodologie più conosciute, in vigore nei vari Paesi a seconde delle normative vigenti, sono B.C.R.A., DIN 51097 (piede nudo) e DIN 51139 (piede calzato), ASTM, PENDULUM, UPI R 9729.

Il protocollo di prova più conosciuto è probabilmente il metodo DIN, o cosiddetto della rampa inclinata; è un metodo da laboratorio che misura l’angolo di scivolamento e classifica le superfici antiscivolo come R9, R10, R11, R12, R13 o come A, B, C.

Tuttavia è bene sapere che in Italia, in base a quanto previsto per legge dal DM 236/89, la proprietà antisdrucciolo di una pavimentazione deve essere valutata con la metodologia B.C.R.A. 

Mettere in sicurezza un pavimento scivoloso

Come non tutte le ciambelle nascono con il buco, così non tutti i pavimenti nascono (e si mantengono) antiscivolo.

Se è vero che è aumentata molto la sensibilità da parte dei produttori di piastrelle e che oggi molti marchi propongono linee progettate con maggiore attenzione alle caratteristiche di resistenza allo scivolamento, è altrettanto vero che non tutte le pavimentazioni in commercio assicurano performance rigorosamente a norma di legge.

Senza considerare poi che comunque la maggior parte delle superfici esistenti non possiede questi requisiti oppure li ha persi nel tempo per via del calpestio intenso o di cattive condizioni di manutenzione. Parliamo quindi di pavimentazioni che si presentano come potenzialmente rischiose.

Da considerare anche che la massiccia diffusione del gres porcellanato – materiale compatto e poco poroso, apprezzato per le caratteristiche estetiche e di praticità d’uso – ha accentuato l’esigenza di intervenire a pavimento già posato per porre rimedio al rischio.

Trattamento antiscivolo: quale soluzione?

Come fare allora?
Se il dato negativo, come si diceva più sopra, è che nessuno può sentirsi del tutto al sicuro, il risvolto positivo è che oggi un pavimento scivoloso è un problema che si può affrontare e risolvere in modo affidabile, durevole nel tempo e soprattutto non invasivo.

E’ qui che interviene R&R Group, con l’esperienza e la competenza di chi si occupa da oltre vent’anni della messa in sicurezza delle superfici in ambito civile e nei luoghi di lavoro.
Progettisti, responsabili della sicurezza, periti, tecnici aziendali, amministratori di condominio, facility manager possono beneficiare di un partner serio e competente che li affianca con una consulenza a 360° – dalla diagnosi alla definizione del trattamento, dalla posa in opera alla certificazione – ed è in grado di offrire un servizio chiavi in mano in ogni situazione.

Per le superfici minerali in genere – gres, porcellana, clinker, cotto, cemento, maiolica, marmi  – la soluzione ideale è Tekno Touch, il trattamento antiscivolo smart che grazie ad una tecnologia innovativa lavora esclusivamente ‘sottosoglia’ nella microporosità esistente senza intaccare la parte nobile del materiale, il quale preserva quindi le sue peculiarità estetiche.

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Una soluzione invisibile, immediatamente efficace – la superficie trattata è già calpestabile dopo pochi minuti –  ed economica se confrontata ad altre soluzioni perchè non richiede altre applicazioni o speciali manutenzioni nel tempo.

Con il plus di una durata permanente perché legata al ciclo di vita del materiale trattato.

Tekno Touch  inoltre è l’unico trattamento ad offrire una garanzia di 20 anni, con certificazione antiscivolo da parte di laboratorio terzo accreditato.

R&R Group propone inoltre un servizio post-vendita, fornito gratuitamente, che consente di tenere monitorato nel tempo il coefficiente d’attrito della pavimentazione messa in sicurezza a norma di legge.

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