Che cosa sappiamo del rischio di scivolamento nei luoghi di vita e lavoro?

Un buon punto di partenza è analizzare i dati a disposizione per fotografare l’entità del problema.

Eravamo rimasti qualche puntata fa (leggi anche questo post) alla constatazione che un quarto degli infortuni sul lavoro che avvengono nei Paesi dell’Unione europea sono dovuti a scivolamenti, inciampi e cadute.

Un dato impressionante, portato all’attenzione dei più dalla campagna europea promossa nel 2014 dal Comitato degli alti responsabili degli ispettorati del lavoro (Slic); la stessa campagna sottolineava che, oltre ad essere frequenti, queste tipologie di infortunio possono anche comportare conseguenze gravi, come fratture o commozioni cerebrali, e per questo risultano essere tra i motivi principali delle assenze dal lavoro superiori ai trenta giorni.

Venivano anche individuati i settori più a rischio – industria alimentare, lavorazione dei metalli, sanità, servizi alberghieri, ristorazione e catering, la vendita al dettaglio e all’ingrosso – e fotografate le cause più frequenti: cattiva manutenzione del pavimento e ostacoli nel caso degli inciampi, superfici bagnate per i scivolamenti.

In quell’occasione un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di alcuni Paesi europei e dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha) ha sviluppato iniziative di sorveglianza e messo a punto azioni di carattere informativo con l’obiettivo di promuovere e diffondere atteggiamenti più consapevoli su una problematica troppo spesso sottovalutata da datori di lavoro, operatori e dagli stessi responsabili della sicurezza e prevenzione nelle aziende.

Tra i materiali realizzati, anche un video di Napo dal titolo “Non c’è niente da ridere” che con il consueto stile sottolinea l’importanza di prendere sul serio il problema e offre alcuni buoni consigli.
Vale la pena riproporlo.

Scivolosità: la terza causa di infortunio in Italia

Dati più recenti e nitidi sul fenomeno infortunistico legato alla scivolosità in Italia li possiamo intravedere nel rapporto statistico del Casellario 2015 INAIL, di recente pubblicazione, il quale relaziona in merito a tutti gli infortuni accertati e le malattie professionali protocollate nel quinquennio 2010/2014.

Uno degli aspetti interessanti è che nel quadro generale degli infortuni da assicurazione facoltativa, viene dedicata una voce specifica al fenomeno degli episodi di scivolamento che può essere quindi letto in modo disaggregato da inciampi ed altre cause di caduta in piano.

Guardando all’andamento dei casi registrati nel quinquennio, anche gli infortuni da scivolamento seguono il trend positivo generale che vede una riduzione sensibile di tutti i fenomeni infortunistici tra il 2010 e il 2014.

In valori assoluti, si passa da 11.436 casi del 2010 a 4.355 casi di scivolamento nel 2014, con una riduzione più marcata registrata proprio tra il 2013 (8.226 casi) e il 2014. Un dimezzamento dovuto probabilmente anche al contributo di sensibilizzazione apportato dalla campagna europea, all’introduzione di più efficaci misure preventive e prassi organizzative, alla progressiva maggiore diffusione di trattamenti e tecnologie volte a migliorare la resistenza allo scivolamento delle superfici.

Luci e ombre, tuttavia. Perchè passando ai valori percentuali va invece osservato che nello stesso arco di tempo l’incidenza del problema aumenta passando dal 7,9% del 2010 all’8,9% del 2014.

Se si fa un confronto tra le più frequenti cause di infortuni, si nota come gli episodi di scivolamento occupano stabilmente il terzo posto subito dopo le cadute e gli incidenti alla guida, con un peso specifico maggiore di cause quali l’essere colpiti da un oggetto, gli incidenti a bordo,  gli urti ed altri fenomeni.

Insomma, come abbiamo cercato di sintetizzare nell’infografica a seguire, nonostante qualcosa di buono sia stato fatto e la situazione negli anni sia migliorata,  la scivolosità dei pavimenti è un rischio che colpisce ancora e non va assolutamente sottovalutato.

infografica_scivolosita_r-e-r-group

 

Vi invitiamo a condividerla per contribuire a mantenere desta l’attenzione sul tema. Anche nell’importante consapevolezza che, in molti casi, basterebbe davvero poco per intervenire con successo.

Soprattutto quando il rischio scivolosità può essere eliminato all’origine andando a monitorare e migliorare le proprietà antiscivolo di un pavimento e le prassi di manutenzione e pulizia.

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